17/5/04 APPELLO AI CANDIDATI ALLE ELEZIONI EUROPEE


 

FORUM DELLA SOCIETÀ CIVILE


DOCUMENTO
presentato alla Convenzione Europea nel giugno 2002

Coordinamento Regionale Siciliano
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Sommario


SEZIONE PRIMA: Le riforme istituzionali, le regole della democrazia, la suddivisione delle competenze, il ruolo dell'Europa nel mondo.
SEZIONE SECONDA: L'Economia, il Lavoro, l'Ambiente
SEZIONE TERZA: Lo spazio europeo, di libertà, di sicurezza e di giustizia.
SEZIONE QUARTA: II Partenariato Euromediterraneo


SEZIONE PRIMA: Le riforme istituzionali, le regole della democrazia, la suddivisione delle competenze, il ruolo dell'Europa nel mondo.
La riforma istituzionale deve essere sostanziale, la Costituzione non consiste nel "tocco finale" della struttura europea esistente, bensì deve diventare il fondamento di una Federazione di Stati.
C'è il sospetto che ogni ulteriore passo verso l'integrazione sia un passo verso l'abolizione degli Stati nazionali.
E' l'Europa degli Stati nazionali che non offre risposte alla preoccupazione dei cittadini sulle sovranità usurpate perché essa stessa ne è la causa. Un passo dopo l'altro, la costruzione europea ha superato la soglia degli accordi "funzionali", per la gestione comune dei settori dell'economia, e ha invaso la sfera della politica statuale.
V'è diffusa percezione di espropriazione delle singole identità culturali, estraneità, se non diffidenza, di un potere non legittimato da scelte democratiche, con la conseguenza del riemergere di mai sopiti nazionalismi e localismi, atteggiamenti xenofobi e razzisti.
Ma, in effetti, manca la consapevolezza dei cittadini dei 15 Stati aderenti di essere i protagonisti, gli artefici diretti di un processo storico nuovo, mai verificatosi nella storia del mondo, quello di costruire assieme, pacificamente, di tanti e diversamente caratterizzati Stati, un solo Stato federale.
Pertanto, se non si vuole assistere più che al bloccò del processo di integrazione europea, all'erosione costante di quanto già costruito e faticosamente condiviso, bisogna risolutamente puntare ad allargare il consenso, oltre che nei luoghi tradizionali della politica, all'interno della società civile, sulle rivendicazioni della costruzione di una reale entità politica sopranazionale, realizzata attraverso una coraggiosa e profonda riforma istituzionale, che superi definitivamente il metodo intergovernativo delle improbabili collaborazioni fra Stati, generalmente dominate dalla difesa miope di interessi particolari.
Bisogna dar vita ad una entità sopranazionale, costruita in armonia, e non in antitesi, con le giuste esigenze delle istanze locali di governo del territorio, legittimata "dal basso" nelle sue forme istituzionali e nelle prerogative, al fine di acquisire una sovranità piena senza la quale è impensabile affrontare, non solo i temi tradizionali della politica estera, monetaria e della difesa, ma neppure i temi del lavoro, dell'immigrazione, della sicurezza, della giustizia sociale.
In questa direzione risulta di fondamentale importanza il processo in atto di elaborazione e di approvazione di una Costituzione, sopraordinata alla legislazione ordinaria e naturalmente collocata al vertice delle fonti giuridiche, che contenga oltre alle forme e agli strumenti con i quali i poteri verranno esercitati, la declinazione ampia dei diritti umani e civili dei cittadini, delle tutele e delle protezioni poste a garanzia dei lavoratori e dei soggetti deboli. Una Costituzione, quindi, ispirata a quei valori della solidarietà sociale, dell'eguaglianza, del rispetto delle diversità, contro ogni violazione e discriminazione di genere, nei confronti delle minoranze e delle differenze, toccando cosi le vette più alte delle politiche dei diritti che hanno fatto dell'Europa un punto di riferimento di un modello sociale di Welfare da contrapporre ad altri sistemi basati sul dominio incontrastato del profìtto con conseguente accettazione delle esclusioni sociali e dello sviluppo indiscriminato.
La Costituzione dovrebbe essere articolata in tre punti:
- la prima parte dovrebbe basarsi sulla Carta dei Diritti fondamentali proclamata dal Consiglio Europeo di Nizza. Detta Carta dovrebbe però essere completata, specialmente nel Capo quarto (la solidarietà) sul tema dei diritti attinenti al lavoro e specificatamente per quanto riguarda il diritto di negoziazione e di azioni collettive, nel senso della concertazione sociale ed il dialogo bilaterale sindacati ed imprenditori. Appare opportuna, altresì, una implementazione dei contenuti degli articoli 35 (diritto alla salute) con la garanzia di una assistenza ospedaliera più completa, e dell'articolo 23 (parità uomo-donna) con una più estesa esplicitazione del principio delle parità.
- la seconda parte deve individuare le competenze degli Stati membri della Federazione con necessaria chiarezza e sulla base dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, individuando ed assegnando al livello federale soltanto quelle competenze che gli stati membri non possono affrontare singolarmente e prevedendo che tutte le competenze, non espressamente dalla Costituzione demandate a livello federale, siano di competenza degli Stati membri.
- la terza parte deve configurare il quadro istituzionale con un Parlamento bicamerale del quale un ramo è costituito dal Parlamento Europeo, eletto a suffragio universale, ed un secondo ramo costituito dalla Camera degli Stati, che assorba in se il Consiglio dei Ministri dell'Unione o che sia rappresentativo degli Organi deliberanti degli Stati membri, e con un Governo Federale, che subentri alla Commissione, con poteri delimitati ma pieni individuati dalla Costituzione stessa, eletto dal Parlamento Europeo.
Alle due Camere spetta il pieno potere legislativo e di determinazione del bilancio, esercitato su base paritaria, ed il potere di controllo politico sul Governo. Detti poteri vanno individuati nella politica estera, in quella di difesa e di sicurezza, in quella monetaria e di determinazione degli indirizzi macroeconomici, confacenti con il principio di solidarietà e di tutela sociale del lavoro, ma, nel medesimo tempo, atti a salvaguardare il "Mercato Unico", da interpretarsi non come area chiusa in se, ma dialogante con le diverse aree economiche.
La Costituzione Federale, deve essere sottoposta a referendum, possibilmente in concomitanza delle elezioni europee del 2004, onde ottenere il suggello popolare e risolvere così positivamente l'annoso interrogativo circa l'esistenza del popolo europeo.
Il lavoro della Convenzione, come richiesto dai documenti redatti dai Consigli Europei di Nizza e, principalmente di Laechen, deve vertere su i temi sopraindicati ma non solo.
La formalizzazione dei poteri a livello federale deve accompagnarsi ad una redifìnizione dei poteri degli Stati membri (anche con la restituzione di competenze nel tempo accentrate a livello europeo) e con il sostanziale riconoscimento del ruolo delle Regioni, delle Autonomie Locali ed un coinvolgimento delle Organizzazioni della Società Civile e delle Categorie sociali nelle fasi "ascendente" e "discendente" dei processi decisionali, secondo i criteri della democrazia partecipativa e della "sussidiarietà orizzontale". Altresì il complesso della procedura normativa deve essere riformata al fine di renderla meno lunga, più comprensibile ai cittadini europei meno farraginosa.
La nuova delineata struttura dell'Europa sarebbe idonea a supportare l'onere dell'allargamento ed a far assumere all'Europa medesima un ruolo sostanziale in favore della pace, della stabilità e, principale punto di riferimento per i Paesi in via di sviluppo.
Oggi, la situazione mondiale, trova una Europa in cammino, ma ancora lontana da aver raggiunto quel grado di integrazione politica necessaria per essere protagonista di un nuovo ordine multipolare.
I Governi europei hanno affrontato soprattutto la cooperazione nel campo della giustizia e degli affari interni, mentre appaiono molto più cauti nel trarre positive azioni nel campo della politica estera, di sicurezza esterna, di difesa. Questi limiti sono ben visibili e contribuiscono ad alimentare previsioni di scetticismo sull'Europa ed a indebolire il rapporto con larghi strati di cittadini europei, con il rischio di vedere oscurate le ragioni profonde che rendono la costruzione europea indispensabile.
Altresì l'Europa deve misurarsi con il fenomeno della globalizzazione, che pur rendendo più ammissibili a ciascuno innumerevoli messaggi, non facilita il discernimento ed una sintesi matura e, altresì, favorisce atteggiamenti di tipo relativistico. La globalizzazione comporta altresì un insieme di processi, non solo economici, che incidono sulla trasformazione del capitalismo internazionale, e che implicano cambiamenti profondi che riguardano la stessa organizzazione mondiale dell'impresa ed il modo di produrre.
Tutto ciò implica la presa di coscienza del fenomeno ma, soprattutto, la capacità per le Istituzioni europee, d'intesa con le Istituzioni internazionali, di riaffermare il primato della politica sull'economia, del modello sociale su quello neoliberista, della affermazione di democratici Organismi mondiali in grado di governare il fenomeno della globalizzazione.


SEZIONE SECONDA: L'Economia, il Lavoro, l'Ambiente
La Federazione di Stati da costruire deve far perno su i principi di solidarietà e di coesione, che devono continuare ad incarnare il modello sociale europeo, ormai insito nel patrimonio culturale degli Stati europei ed ulteriormente ribadito nella Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea.
La dimensione del modello di sviluppo europeo, soggetta a dilatarsi con l'adesione degli Stati candidati, ma significativamente coesa dalla moneta europea, costituisce la premessa indispensabile per far progredire una area continentale, economicamente di rilievo mondiale, che può costituire punto di riferimento per i Paesi in via di sviluppo.
Pur tuttavia la mancanza di una politica economica a livello continentale e la insufficiente armonizzazione di alcuni settori dell'economia, eventi collegabili con una mancanza di un Governo europeo, rendono l'Europa stessa meno competitiva rispetto alle sue potenzialità e meno robusta nei confronti delle sfide della globalizzazione. E' parimenti da tener presente che l'economia mondiale ha registrato, durante il 2001, un netto rallentamento, la zona dell'Euro non è potuta sfuggire a questo trend recessivo, che ha colpito in modo sincronizzato le grandi zone economiche mondiali.
L'alto tasso di disoccupazione è all'origine di nuove forme di esclusione sociale: in Europa 50 milioni di persone vivono in povertà.
Diventa quindi urgente, oltre che necessario, stabilire un equilibrio tra la politica monetaria e del rigore e le politiche economiche e strutturali volte alla crescita sostenibile, allo sviluppo, alla occupazione. Tali scelte equilibrate non possono non essere stabilite che a livello europeo: è necessario dotare la Federazione di un patto per la crescita, il lavoro e la solidarietà basato su un "Governo Europeo dell'Economia" che sappia coniugare stato e mercato, orientando le scelte economiche complessive, compiere necessari passi verso l'armonizzazione fiscale, per evitare, in tale contesto, una eccessiva concorrenza tra gli Stati membri, ma anche per stimolare la domanda interna e la creazione di occupazione, sappia rilanciare un nuovo modello di società al fine di conciliare il lavoro con la vita familiare, agendo sui tempi e sull'organizzazione delle aree urbane attivando e incentivando domanda e offerta di nuovi servizi alle persone, in particolare attraverso lo sviluppo del terzo settore. In sintesi, pur non derogando al "Patto di Stabilità e Crescita", bisogna valorizzare le strategie indicate dal recente Consiglio Europeo di Lisbona e dal Libro Bianco di Delors del 1993.
La scelta di un modello sociale è strettamente collegato al problema della qualità della vita e dell'ambiente. I due aspetti non vanno disgiunti perché presuppongono una profonda revisione critica sul modello di sviluppo che condanna ben tre quarti della popolazione del pianeta alla fame, alla sete, alle malattie, mentre l'utilizzo selvaggio della natura e l'incessante sfruttamento delle risorse non rinnovabili gettano ombre funeste sul futuro della terra.
A tal fine la Costituzione europea dovrà contenere un vincolo programmatico per i Governi ed i Parlamenti, ai vari livelli, atto ad integrare le esigenze connesse alla tutela dell'ambiente nella definizione di programmi ed azioni, con l'obiettivo fondamentale di promuovere ed incentivare lo sviluppo sostenibile inteso anche come patto di solidarietà tra le generazioni presenti e quelle future.
La sostenibilità è caratterizzata, fondamentalmente, dal rispetto dei limiti della natura e dalla capacità che essa ha di sopportare un certo livello di utilizzo delle risorse, senza compromettere le capacità rigenerative dell'eco-sistema che lo sostiene, ma applicando una qualificazione ambientale, sia delle attività produttive che di quelle gestionali del territorio. In questo senso, il dibattito internazionale ha già evidenziato le potenzialità dell'Europa per giocare un ruolo decisivo nella conduzione di una grande battaglia politico-culturale, per il superamento di posizioni politiche sull'attuale modello di sviluppo, egoisticamente irresponsabili.
 

SEZIONE TERZA: Lo spazio europeo, di libertà, di sicurezza e di giustizia.
Le organizzazioni criminali, sia quelle che traggono enormi ricchezze dal contrabbando, dai traffici illeciti delle armi, della droga, della tratta degli essere umani, sia quelle che con il controllo illegale del territorio accumulano notevoli profitti che permettono loro di inserirsi nei predetti traffici illeciti, sono organizzazioni ormai strutturate a livelli territoriali che sfuggono al controllo dei singoli Stati, la cui collaborazione è ancora insufficiente a contrastare il crimine internazionale.
Detta collaborazione, che in materia di sicurezza negli anni '90 era stata realizzata soltanto in termini intergovernativi con il sistema di Schengen, si attua, prima con il Trattato di Maastricht, ma in maniera più sostanziosa, con il Trattato di Amsterdam, con il trasferimento di competenze dagli Stati membri agli Organi dell'Unione.
Pur tuttavia l'Europa delle politiche migratorie e della sicurezza interna si è sviluppata al di fuori di un effettivo controllo democratico, ma ormai le grandi scelte in tal campo sono decisive per il futuro del continente e devono essere adottate in modo trasparente attraverso un autentico dibattito democratico. L'Europa della sicurezza deve diventare, a tutti gli effetti, una politica scevra da qualsiasi demagogia.
In questa direzione, l'appuntamento importantissimo con l'allargamento ad Est dell'Unione va affrontato con misure che non abbassino il livello dei diritti esistenti, ma li estendano, attraverso la diffusione di quei diritti di cittadinanza - straordinaria risorsa etico-politica dell' Europa - attraverso la costruzione di reti di coesione sociale e di politiche d'inclusione.
Con questi obiettivi, l'immigrazione - intesa non come motivo di esclusione, ma come potenzialità di sviluppo socio-economico - rappresenta una grande opportunità per nuove prospettive politiche, sociali e culturali, se si saprà imboccare con decisione la strada del riconoscimento del valore, non solo ideale ma strategico, dell'interculturalità e dei diritti socio-politici.
Fin dalla scrittura della Carta Costituzionale, l'Europa dei popoli liberi e solidali deve dire, con grande fermezza, che il tema dell'immigrazione non può essere considerato solo in termini di allargamento della forza lavoro, per un incremento produttivo legato a fenomeni di sfruttamento e di assenza di tutele, con un utilizzo spregiudicatamente interessato dei flussi migratori.
Del pari, va assunta con decisione la responsabilità derivante dalla consapevolezza di un'immigrazione realizzatasi, nelle sue manifestazioni più ampie, come prodotto storico di cicli e congiunture politiche ed economiche sempre avviate dal nord del mondo.
La Federazione deve affermare, fin dagli atti fondanti, la sua capacità di essere punto di riferimento in termini di civiltà e di costruzione di un modello sociale da contrapporre a sfrenati modelli rigidamente econometrici, legati a forme, talvolta sofisticate, di dominio politico-economico, spesso strumenti di esclusione sociale e di instabilità sociale.
Su questo, prima che su altro, le Istituzioni Europee dovranno assumere alte responsabilità nei confronti dei popoli e delle generazioni. Va altresì affermato, nella solennità della Costituzione europea, l'impegno, giuridicamente e moralmente vincolante, a perseguire la giustizia sociale non solo all'interno dei confini, ma anche nei confronti con il resto del mondo, soprattutto nei confronti dei Paesi più deboli che l'attuale assetto internazionale condanna ad un ritardo diffìcilmente colmabile.
Una Europa salda nelle sue istituzioni e politicamente forte nei suoi obiettivi può contribuire, in modo determinante, a modificare la logica imposta dagli 8 Stati che, al di là della retorica dei summit, tende a perpetuare un'enorme divario tra "mondi diversi", drammaticamente evidenziato dai dati sulla distribuzione del reddito e dalle terribili conseguenze sulla qualità della vita delle popolazioni dei Paesi sottosviluppati.
Sempre sulla base dei predetti presupposti la lotta alla criminalità organizzata e non, va affrontata con metodi e strategie che non sono soltanto quelli punitivi e coercitivi. Il crimine infatti matura soprattutto in contesti sociali ed economici degradati, per cui molti cittadini disoccupati o emarginati sono destinati ad affollare strutture carcerarie in cui di più viene mortificata la loro crescita umana e sociale. E' necessario che sia la Federazione che i singoli Stati rimuovino le cause generatrici di criminalità e devianze, considerino la pena come periodo rieducativo e risocializzante, attuino opportune azioni per il reinserimento professionale e sociale di chi ha concluso il periodo di pena.
Lo spazio europeo in argomento, che è in corso di realizzazione, comporta, oltre alle politiche sopra menzionate, anche una armonizzazione dei codici civili e penali e del diritto di famiglia, il perfezionamento delle strutture Europol e Eurojust, il coordinamento delle attività di "intelligence".
 

SEZIONE QUARTA: II Partenariato Euromediterraneo
La svolta nei rapporti tra l'Europa ed i Paesi non europei del Mediterraneo, verificatesi con la Dichiarazione di Barcellona del 1995 e perpetuatasi con la politica del Partenariato, non ha prodotto notevoli risultati sia per l'assenza di una politica estera e di difesa dell'Unione, sia per l'aggravarsi del conflitto israeliano-palestinese e l'acuirsi dei focolai di tensione nel Medio Oriente.
E' necessario quindi che la Costituzione, oltre a prevedere l'attribuzione al Governo federale della competenza esclusiva in ordine alla Politica estera e di difesa, contempli anche specificatamente una competenza del Governo Federale in ordine alle relazioni politiche privilegiate con i Paesi del Partenariato Euromediteiraneo.
Nei rapporti con il Medio Oriente e con l'intero mondo arabo e musulmano è importante adoperarsi per creare condizioni reali per la risoluzione dei conflitti - primo fra tutti quello gravissimo e pericolosissimo tra Israeliani e Palestinesi - isolando posizioni estremistiche - da tutte le Parti espresse - che, di fatto, sabotano ogni processo di pace e fanno emergere, anche tra i ceti più dialoganti, drammatiche rigidità, talvolta perfino irrazionali in una qualsiasi prospettiva di soluzione dei conflitti stessi.
Una forte e autonoma politica estera dell'Unione Europea deve tendere ad assicurare il senso di sicurezza e rispetto della dignità e della sofferenza di tutti i popoli coinvolti, in un processo che alimenti il dialogo, attraverso il proseguimento di misure non imposte dalla forza, ma condivise dai popoli e dai loro legittimi rappresentanti.
Quanto predetto conferma il giusto indirizzo individuato con la Dichiarazione di Barcellona che supera il concetto di "cooperazione ed aiuto allo sviluppo" per assumere quello di "partenariato", nella consapevolezza che "le nuove istanze politiche, economiche e sociali di entrambe le parti del Mediterraneo costituiscono questioni comuni che richiedono una risposta generale e coordinata.
Quanto predetto comporta per il Governo Federale la necessità di non scostarsi dallo "Spirito di Barcellona", di rispettare, nella forma e nella sostanza, le scadenze e le finalità delineate nel citato documento del 1995 ed in quelli successivamente sottoscritti dai 27 Paesi firmatari.


"presentato alla Convenzione nel mese di giugno 2002"